dom 06 mar

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Roma

LA GRANDE ABBUFFATA

Drammaturgia Francesco Maria Asselta, Michele Sinisi Regia Michele Sinisi

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LA GRANDE ABBUFFATA

Luogo

06 mar, 21:00 – 22:30 CET

Roma, Piazza di Porta S. Giovanni, 10, 00185 Roma RM, Italia

L'evento

Fischiato al Festival di Cannes dalla critica per la sgradevolezza e la volgarità pornografica delle immagini, il film di Ferreri ebbe invece un incredibile successo di pubblico, inusuale se si considera la forza eversiva e antiborghese dei suoi contenuti.

Le atmosfere di un film controverso di Marco Ferreri, incubatore di temi scomodi e tessitore di incubi che ancora ci riguardano, si riverberano sul palco nella vicenda di quattro uomini liberi e gaudenti che programmano la propria morte in un’orgia di cibo e sesso, diventando potente allegoria di una società votata all’abbuffata indiscriminata di informazioni, di prodotti, di opinioni, di fatti, di realtà divorata dal virtuale e viceversa. Uno spettacolo fisico e catartico che matericamente ci conduce a riflettere su bisogno e desiderio e sui fantasmi della noia e dell’impotenza.

Insieme a Francesco M. Asselta, il regista Michele Sinisi opera una riscrittura della sceneggiatura originale costruendo un sovrabbondante ipertesto scenico tramato di tensioni e contraddizioni, come il nostro presente che pare destinato alla consumazione compulsiva e in cui i corpi/organismi sembrano poter riprendere possesso del presente solo tornando ad una esistenza puramente fisiologica.

Su una scena scarna e postindustriale, in cui si allestisce la grande soirée/la grande bouffe su un tavolo da obitorio, tra una cucina rudimentale e celle di acciaio a ospitare corpi in esposizione, assistiamo ad una contaminazione continua tra palco e platea, ad un’iperproduzione di segni e linguaggi diversi in cui fanno incursione video, file audio pescati dalla rete, jingle pubblicitari in una continuità che ne annulla i significati.

Un’esplorazione parossistica dell’osceno che dialoga ironicamente con la narrazione televisiva, la fiction, la pornografia dell’immagine e, in sintesi, con il nostro presente.

E così i personaggi che abitano la scena entrano ed escono dalla parte, mettono in discussione la trama, fanno e disfano battute, improvvisano ricordando allo spettatore di essere prima di tutto attori, impegnati in una ricerca creativa che va ben al di là della semplice finzione.

Partendo dal presupposto che il teatro debba prima di tutto curiosare nella zona della verità ed essere specchio del presente - per dirla con il regista - Michele Sinisi allestisce lo spettacolo proprio sulla scia dell’esperienza vissuta negli ultimi mesi: “Durante il lockdown sono saltati i confini del concetto di rito – afferma Sinisi - ricominciare come se nulla fosse successo è impensabile. Abbiamo accettato la violenza del teatro in streaming e non ci siamo resi conto che l'assenza del teatro era il teatro stesso. A questo punto per me si è reso necessario ripensare al linguaggio teatrale ed esplorare nuovi codici comunicativi”.