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Roma

VOLTATI PARLAMI

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VOLTATI PARLAMI

Luogo

14 nov 2021, 17:45 – 18:45

Roma, Piazza di Porta S. Giovanni, 10, 00185 Roma RM, Italia

L'evento

Pubblicato per la prima volta nel 1984 “Voltati Parlami” di Alberto Moravia si ispira al dramma in un atto di Eugene O’Neill intitolato “Prima di colazione”. 

Moravia ne ricava però il soggetto da un suo precedente racconto intitolato “La vergine e la droga”. L’autore, durante un’intervista, definì il suo monologo come “un soliloquio di una snervante Pariolina con accanto il compagno, un poetucolo Italo-americano di Los Angeles”. 

Ma in realtà ciò che Moravia racconta, con la sua scrittura asciutta e tagliente, è ben più profondo. “Voltati parlami” è un “A solo” che ti spezza il cuore. Una storia di solitudine. Uno squarcio inclemente e feroce su due esseri umani che si presentano allo spettatore l’uno muto e inerte, l’altra logorroica e propulsiva. Entrambi alla deriva, entrambi accomunati dalla medesima straziante e sofferta incapacità di aprirsi all’altro, al mondo circostante, alla vita. Di aprirsi persino a se stessi. Condannati “ad una chiusura spasmodica, un rifiuto precostituito, un gelo irrimediabile” come dirà la nostra Alice in questa pièce, unica detentrice delle parole di Moravia. 

Questo pezzo breve racconta l’impossibilità costante di essere accolti dall’altro, proprio per l’incapacità di accogliere l’altro; pur bramando più di qualsiasi cosa, disperatamente, incondizionatamente, un “briciolo” di amore. “...un po’ d’amore. Una volta ogni trenta giorni.”

 Sin dalla prima lettura di questo testo sentii l’urgenza di raccontare allo spettatore il personaggio di Alice - o per meglio dire - tutto ciò che ella racconta in sé. Il suo mondo emotivo, distorto e labile, fatto di vuoti e desolazioni. 

Ho deciso di portare in scena, come mio primo lavoro, questo testo per la ragione che esso racchiude tutto ciò che mi interessa profondamente indagare e raccontare come attrice. La dipendenza affettiva e tutto ciò che ne consegue: la solitudine come forma di malattia, l’incapacità di amare, la paura di essere visti, di essere invasi, di essere accolti e di accogliere. Ciò che mi preme è dare voce a quelle anime sofferenti che per sopravvivere al loro dolore si sono costruite un mondo emotivo fatto di regole rigidissime, di ordine e di imposizioni, ma talmente fragile e precario che basterebbe un soffio per farlo crollare. Correndo il rischio di rimanerne schiacciati. In questo piccolo universo, tanto simile a una cristalleria gracile e strampalata, non c’è spazio per nessuno. All’infuori di quell’enorme cosa che ingombra più di tutte: l’assenza.

Biglietti

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