MINIMA
Ottava Stagione del TeatroBasilica di Roma
È il microscopico della quotidianità che farà deragliare l’esistenza.
Una minima parte di ciò che siamo rimarrà anche dopo la nostra morte. Un qualcosa di immensamente piccolo di ciò che siamo, anche tra centinaia di migliaia di anni, abiterà ancora la terra. Quella minima parte è quella che ci interessa, quella che cerchiamo di curare e preservare. Ci piace immaginare che sia la parte migliore di noi, quella che sopravviverà.
Il teatro oggi appare inutile, mentre le città vengono bombardate, anche ridicolo. Ma c’è una parte infinitesimale di ciò che accade quando si fa teatro che è essenziale e rimarrà anche dopo che le città saranno ricostruite e di nuovo bombardate. Quella minima parte ci interessa e si nasconde, forse, nell’ottava stagione del TeatroBasilica di Roma: un omaggio a ciò che non viene considerato, ma che rimarrà quando tutto ciò che c’è di “massimo” finalmente si consumerà.
La Minima è tempo in musica.
Alla Minima sento la mia pressione.
Il Minimo comune multiplo è quello che cerchiamo per comprenderci.
La Minima è la temperatura più bassa di una giornata difficile.
Il Minimo storico è un dato statistico ma anche il nostro presente.
La dose Minima è quella che non ci basta mai.
De minimis non curat praetor.
Il Minimo consumo è quello che la terra ci richiede.
Minimo è l’impatto che il teatro ha sul PIL del nostro paese.
Il Minimo scarto è un obiettivo industriale ma di frequente diventiamo anche noi.
Minima moralia è il capolavoro di Adorno (che cita Kant).
Il Minimo indispensabile è un modo di dire che non ci piace.
La Minima è la paga dei teatranti oggi.
Il minimo è sufficiente ma è anche una presa di posizione.
Minima è l’ottava stagione del TeatroBasilica di Roma.

Spettacoli
- 1000Pagina 1